Ogni tanto capita di leggere sul Web che il Pagerank non ha più valore e che Google non lo prende più in considerazione nel calcolare l’algoritmo che decide il posizionamento dei siti nelle pagine dei risultati.

Niente di più falso: il PageRank è ancora vivo e vegeto, anche se ha meno valore di quello posseduto all’inizio della sua storia.

Perché allora escono queste false notizie?

Perché Google già  da un po’ di tempo ha iniziato  a diminuire l’importanza del PageRank verso l’esterno:

  1. ha rimosso il PageRank dallo strumento per Webmaster (l’attuale Search Console);
  2. non ha aggiunto la barra del PageRank sul suo browser Chrome;
  3. lo sta aggiornando sempre meno spesso – per cui i PageRank che vedevamo nella toolbar erano spesso molto vecchi.

Quest’ultima indicazione è molto chiara se esaminiamo il grafico seguente:

is-page-rank-dead

Come si può notare, già dal 2006, il numero di aggiornamenti del PageRank all’esterno è diminuito col passare degli anni.

Nel 2014, il PageRank non è mai stato aggiornato (sto sempre parlando dell’esterno, perché all’interno Google aggiorna il PageRank di frequente).

In realtà, il 5 dicembre del 2013, Google aveva informato che:

“PageRank is something that we haven’t updated for over a year now, and we’re probably not going to be updating it again gong forward, at least the Toolbar version.

Non dimentichiamo che la Google toolbar era stata lanciata da Google nel 2000 per il browser Internet Explorer e poi estesa ad altri browser. Una delle  prime versioni per Firefox si può vedere nell’immagine seguente:

PageRank nella Google toolbar

Con questa toolbar, Google offriva ai visitatori online un modo per sapere il valore della pagina che stavano leggendo.

L’arrivo dell’icona del pageRank – che indicava il valore del PR della pagina visionata in quel momento – venne salutato con brindisi e cin cin dagli esperti SEO, dato che consentiva di sapere quando era utile avere un link da un sito. Ma fu un disastro per il web.

Come potete facilmente immaginare, in questo modo i SEO avevano una porta spalancata per sapere da quali pagine era utile ottenere link. E potevano quindi inondare le proprie pagine di link “fasulli”, creati cioè non grazie all’autorità della pagina che riceveva i link, ma grazie alla loro acquisizione (tramite iscrizione a portali, commenti a blog e forum, acquisto, scambio ecc.). Che era proprio quello che Google non voleva: per Google, i link dovevano essere collegati in modo “naturale” alla pagina web in quanto la si riteneva degna di essere letta.

Invece, sul web venne a valere questa indicazione: per avere un PR maggiore occorreva avere molti link con PR elevato. Di conseguenza, bisognava procurarsi questi link con tutti i metodi leciti e, spesso, illeciti.

Quindi, quella che era stata la grande innovazione di Google – far pesare la quantità e la qualità dei link – per determinare qual era l’autorevolezza di una pagina web, in breve tempo iniziò ad essere annacquata e, in qualche senso, corrotta.

In tutti questi anni Google ha cercato di preservare il valore della sua scoperta, cercando nello stesso tempo  di contrastare il fenomeno dell’inserimento non spontaneo di link. Ha quindi:

  1. iniziato a punire pesantemente la pratica dell’acquisto di link;
  2. poi si è concentrato sullo “scambio” di link;
  3. adesso, ha iniziato a colpire quello che restava della “link building”.

Infatti, qualche mese fa, Google ha annunciato che:

  1. avrebbe rimosso entro breve tempo la Google toolbar;
  2. avrebbe continuato ad usare il PageRank internamente al suo algoritmo, cioè al sistema che determina come vengono classificate le pagine

Quindi, il PageRank resta ancora in vita e conserva ancora un grande valore nella SERP ma non viene più fatto vedere al pubblico.

Per Google, questo è il modo migliore per scoraggiare definitivamente l’acquisizione di link non spontanei. Infatti, se non si può vedere subito il valore di una pagina e, quindi, di un link che parte da quella pagina, la link building viene depotenziata in partenza e perde quasi completamente il suo valore.

Certo, ci si può ancora affidare a strumenti di terze parti – come PR Checker – ma il lavoro diventa molto oneroso: infatti, bisogna sottoporre manualmente ogni sito all’interno della barra del tool. In questo modo, la link building diventa veramente complicata e richiederebbe tempi biblici.

Pertanto, non ci si deve chiedere se il PageRank sia morto; semmai ha più senso domandarci se la link buildind sia ancora viva.

 

Website Comments

  1. Franco
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    Ottimo post informativo …..

    in conclusione occuparsi del Page Rank non ha più senso, quello che avviene in casa google nessuno veramente lo sa, se non ha le proprie mani dentro, un fattore custodito da google e tenuto per se non ha senso, tale che non ne vale nemmeno la pena di parlarne.
    La SEO oggi deve essere vista come mezzo per interrogare un sistema “google” e capire come essere rilevanti e autorevoli ai suoi occhi, google è una scatola chiusa con contenuto parzialmente conoscibile, tale scatola va sollecitata con metodo (Metodo scientifico) per cercare di capire come funziona, inoltre ogni fattore di ranking e immerso in un sistema.

  2. Marino
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    In realtà, occorre occuparsi del PageRank ancora di più, perché diventa più difficile comprendere come utilizzarlo proficuamente.
    Infatti, il PR è ancora un fattore importante dell’algoritmo di Google che decide le posizioni nella SERP. Pertanto, avere link di qualità è sempre un fattore importante per gli specialisti SEO. L’ottimizzazione on-page non basta per avere un buon posizionamento nella SERP.
    Per adesso, ci si può affidare, come ho scritto nel post, a strumenti come PR Checker: certo, il lavoro diventa più duro e impegnativo …
    Questo, in attesa che gli specialisti SEO non s’inventino qualche scorciatoia.
    Come sappiamo, la storia ci insegna che c’è stata una continua lotta tra i SEO e Google. Google ha dovuto col tempo mettere in soffitta la keyword density (almeno in parte), il Keyword meta tag ecc. per contrastare la lotta con i SEO e i webmaster. Sul PR vuole combattere ancora e non vuole darla vita ai SEO. Sarà una bella battaglia.
    Sentiremo parlare ancora per molto tempo del PageRank.

  3. Franco
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    Attualmente Google ha il mirino puntato sulla link building anche dal solo piccolo odore di Black Hat, la Keyword density e il keyword stuffing sono ormai capitoli chiusi da anni.

    Chi fa SEO scelga di preoccuparsi della Semantica e di Content marketing di qualità, per quanto la link building sia ancora di peso, con i prossimi update, google regalerà di certo belle sorprese.

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